Mont Ventoux, il santuario del ciclismo

Di GIANCARLO COSTA ,

Apertura Mont Ventoux in bici
Apertura Mont Ventoux in bici

Il Mont Ventoux, il “Gigante della Provenza” o il “Monte Calvo”, così viene chiamata la montagna simbolo della Provenza in Francia. Una montagna iconica, tanto quanto il suo primo salitore, il poeta e scrittore Francesco Petrarca che nel 1336 compì “l’Ascesa al Monte Ventoso”.

Ma la storia e la geografia che si può trovare in internet o su qualche libro, non descrive quel che si può provare pedalando sulle strade che conducono alla vetta. Ho scritto pedalando perché nonostante sia meta di turismo automobilistico e motociclistico, nulla è in confronto a chi sale in vetta con qualsiasi tipo di bicicletta e di abbigliamento. Non una salita di allenamento per ciclisti amatoriali in vista della granfondo domenicale, ma un vero e proprio pellegrinaggio su una montagna che ha fatto la storia del ciclismo grazie ai passaggi e agli arrivi del Tour de France. Introdotto nel percorso del Tour nel 1951 nella tappa Montpellier-Avignone, ha avuto come vincitori, quando la tappa è terminata in vetta, nomi che hanno fatto la storia del ciclismo: Charly Gaul, Raymond Poulidor, Eddy Merckx, Bernard Thevenet, Jean François Bernard, Richard Virenque, Juan Manuel Garate, Christopher Froome, Thomas De Gendt. Ma nella memoria degli appassionati di ciclismo italiani rimane scolpito l’arrivo del 2000, in cui Marco Pantani superò al termine di una salita indimenticabile Lance Armstrong, destinato a dominare il Tour per 7 anni prima delle vicende doping che lo cancellarono dall’albo doro.

Nessuna gara a metà settimana di fine settembre, eppure la densità di ciclisti sulle strade che salgono in vetta al Ventoux è simile a quella che si trova a una qualsiasi tappa di montagna del Giro o del Tour. Una sorta di pellegrinaggio laico fatto in bicicletta, una babele di lingue, abbigliamenti, biciclette, dal carbonio alla graziella con cestino, dalle mtb e-bike alle bici da 6,8 kg, dal body da crono, alla camicia-cravatta-cappello. Si rimane stupiti, ammirati e felici di aver preso parte almeno per un giorno a questo rito collettivo, che arriva dal passato ma guarda al futuro, un futuro sicuramente più a dimensione d’uomo se la bicicletta avrà sempre più spazio come mezzo di trasporto oltre che come attrezzo sportivo.

ITINERARIO MONT VENTOUX

Tre le strade che portano in vetta al Mont Ventoux:

- da Malaucene 21 km con 1570m D+ (versante nord)
- da Bedoin 23 km con 1600m D+ (versante sud-ovest)
- da Sault 26 km con 1200m D+ (versante sud-est)

La salita da Sault è quella con più sviluppo e meno pendenza fino al finale, sicuramente quella più panoramica sul Mont Ventoux. Da Bedoin la salita è dura, quasi tutta nel bosco fino ai 3 km finali in comune con quella di Sault, da Chalet Reynard. A 2 km dalla vetta c’è la lapide dedicata al ciclista britannico Tommy Simpson, morto in quel punto durante il Tour de France 1967, per un infarto dovuto ad un mix di fatica, disidratazione e sostanze dopanti in auge all’epoca.

Da Malaucene la salita è durissima, rettilinei senza tornanti, tutta tra il 10% e il 14%, tranne un km intermedio pianeggiante dove c’è la deviazione per la stazione sciistica Mont Serein.
Ogni salita può essere concatenata con la discesa sull’altro versante e il raccordo per tornare al luogo di partenza, magari percorrendo strade come quelle delle Gorges de Nesque, tra Bedoin e Sault.

Può capitare di partire sotto il sole con un caldo opprimente e di ritrovarsi in vetta nella nebbia e al freddo con il forte vento di maestrale, per cui ricordarsi di portare il ricambio adatto alla discesa.

Per arrivare nella zona del Mont Ventoux dal nord Italia, passando per il colle del Monginevro, scendere a Briançon e seguire le indicazioni per Gap-Sisteron, quindi dopo Gap direzione Serres, Nyons, Carpentrans. Prima di Carpentrans deviare per Malaucene o successivamente per Bedoin. Malaucene è un paesino completamente dedicato alla bicicletta, dai negozi specializzati ai bistrot.

Per arrivare alla zona di Sault, da Gap proseguire verso Sisteron, prima di Sisteron deviare per Sederon, Montbrun les Bains, Sault. Dalla provincia di Cuneo si passa dal colle della Maddalena, quindi Barcelonnette direzione Gap. Dalla Costa Azzurra salire verso Digne quindi Sisteron.

CARTINA: Le Vaucluse a velo (IGN 1: 100000)

  • Giornalista pubblicista dal 2004. Direttore responsabile della testata Sport Communities per i siti outdoorpassion.it runningpassion.it snowpassion.it mtbpassion.it dal 2009 al 2015. Proprietario, responsabile editoriale e autore di outdoorpassion.it, runningpassion.it, snowpassion.it, bici.tv dal 2016. Collaboratore della rivista SNOWBOARDER MAGAZINE dal 1996 al 1999 per la realizzazione di articoli sul backcountry, cioè snowboard­alpinismo. Collaboratore della rivista ON BOARD nel 2000 per realizzazione di articoli sul backcountry Responsabile tecnico della rivista BACKCOUNTRY nel 2001. Responsabile tecnico della rivista MONTAGNARD dal 2002, Giornalista Pubblicista dal 2004 Autore, Responsabile Tecnico e Proprietario della rivista MONTAGNARD FREE PRESS dal 2004 al 2006. Collaboratore della rivista MADE FOR SPORT (DOGMA srl) nel 2006. Collaboratore della rivista ALP da 2007 al 2010. Collaboratore del sito www.snowboardplanet.it nel 2007. Facebook: Giancarlo Costa

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